Esce oggi in libreria "L'argine" per BeccoGiallo editore, ecco una prima manciata di tavole in anteprima:
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giovedì 14 aprile 2016
lunedì 21 marzo 2016
L'ARGINE
Dopo più di un anno di intenso lavoro a quattro mani con Marina Girardi il 14 Aprile esce in libreria "L'argine" per l'editore Becco Giallo. Il libro nato da una commissione del Museo Luigi Varoli di Cotignola è un'opera di fiction ispirata ai fatti avvenuti durante la Seconda Guerra mondiale nel piccolo paese della bassa ravennate, e condensa i nostri orizzonti di disegnatori e cercatori di storie. La prima presentazione del libro avverrà il 10 Aprile con una performance dei Ronin disegnata dal vivo da noi. Vi aspettiamo per brindare insieme con le copie del libro in anteprima.
mercoledì 1 aprile 2015
L'argine
"L'argine" è un lavoro a quattro mani che stiamo facendo io e Marina Girardi. Giovedi 9 Aprile ne parleremo a Cotignola (Ravenna), il paese che fa da sfondo alla storia che narriamo nel nostro lavoro. In mostra tutto il materiale finora prodotto per il libro che dovrebbe essere dato alle stampe entro l'estate.
lunedì 1 dicembre 2014
Disegnare il medioevo
Il catalogo della mostra "Imperituro" che ospita la mia breve storia su Papa Silvestro II e le altre storie di Gianluca Costantini e Giuseppe Palumbo. La mostra si è tenuta presso la biblioteca Classense e offriva uno sguardo sulla dinastia degli Ottoni.
venerdì 14 novembre 2014
Giuda volume 5
Rivista Giuda, in uscita il quinto volume, anteprima a Bologna mercoledi 19 Novembre alle 18,30 presso la libreria Modo Infoshop in Via Mascarella 24/b.
con Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini interviene Fabiola Naldi
Bologna negli anni '80, in quello scorcio in cui tutto cambiò. Dalla chiusura delle osterie tradizionali, all'intenso fuoco di una generazione che sperimentò tutto. Francesca Alinovi è la bussola di questa mappatura. Attraverso i ritratti di coloro che allora c'erano, e in qualche modo furono con lei a contatto, si ricostruisce una geografia arbitraria, come tutte le geografie, di un paesaggio umano. Non c'è indagine sull'omicidio, ma la cronaca visiva di chi scriveva, chi disegnava, chi suonava, chi faceva tutte e tre le cose. ci guardano dal fondo bianco e nero di giuda volume V. Arricchiscono il volume le storie a puntate di Ciro Fanelli e di Elettra Stamboulis e Angelo Mennillo giunte al quinto episodio. Ospite del numero nuovamente tracciamenti con i suoi disegni di moda poetica, che il destino vuole si intersechino in modo inconsapevole con la vicenda della critica d'arte del DAMS . Apre il numero il visionario afroamericano Mac McGill disegnatore psichedelico legato a molti collettivi anarchici della grande mela. E come sempre anche le false pubblicità sono disegnate dagli autori e fanno il verso a un mondo che continuamente vuole ghermirti e persuaderti a fare qualcosa.
Disegni di: Armin Barducci, Gianluca Costantini, Darkam, Ciro Fanelli, Rocco Lombardi, Mac McGill, Angelo Mennillo, Nicolo Pellizzon, Liliana Salone, Alice Socal, tracciamenti
Parole: Elettra Stamboulis
Disegni di: Armin Barducci, Gianluca Costantini, Darkam, Ciro Fanelli, Rocco Lombardi, Mac McGill, Angelo Mennillo, Nicolo Pellizzon, Liliana Salone, Alice Socal, tracciamentiParole: Elettra Stamboulis
venerdì 3 ottobre 2014
DIsegnare il medioevo
In occasione del festival Komikazen e nell’ambito della mostra Imperiituro, dedicata alla trasmissione dell’idea imperiale dall’antichità ai giorni nostri, presso la Biblioteca Classense di Ravenna dal 4 ottobre al 6 gennaio, saranno esposte anche le opere inedite di tre fumettisti, nella sezione Disegnare il Medioevo.
Nello splendido contesto della Classense, tra diplomi imperiali del X secolo, cronache quattro-cinquecentesche e testimonianze iconografiche sulla Ravenna romana e tardo imperiale, lungo il Corridoio Grande saranno visibili tre storie originali e una mappa immaginaria. Realizzati da Gianluca Costantini, Rocco Lombardi e Giuseppe Palumbo, i lavori si ispirano ad alcuni personaggi della vicenda storica analizzata dalla mostra, e indagano cosa resta della dinastia degli Ottoni nella memoria storica romagnola.
giovedì 8 maggio 2014
Campana - Nuova edizione
Nuova edizione, riveduta, corretta e ampliata per il nostro "Campana". Gabriel Cacho Millet firma una nuova introduzione e collabora alla revisione dell'intero libro. Aggiunte nuove tavole e appendice massicciamente revisionata. Finalmente l'edizione definitiva? Staremo a vedere.
Il libro si può comprare direttamente dal sito di GiudaEdizioni oppure nelle librerie indicate nel sito, nonchè chiedendolo direttamente a me o a Simone Lucciola.
"Così conosco una musica dolce nel mio ricordo senza ricordarmene neppure una nota: so che si chiama la partenza o il ritorno".
Dino Campana
mercoledì 9 aprile 2014
Apuckalypse
Fuori ora Apuckalypse, l'ultima uscita che sancisce anche la fine delle pubblicazioni della rivista Puck. Con la scomparsa di Puck cosa resta di un certo Underground? Quello più sotterraneo e inassimilabile? Io e Simone Lucciola contribuiamo con una tavola raccontando l'Apocalisse nella nostra città, al nostro pari disegnatori di tutto il mondo fanno lo stesso. Apuckalypse è disponibile in due lingue e con due copertine diverse.
domenica 15 dicembre 2013
Nomadisegni, il manifesto
Nomadisegni, il progetto che da due anni circa portiamo avanti io e Marina è ora condensato e presentato sull'omonimo sito. I paesaggi dell'Italia minore e delle scelte coraggiose di chi l'abita raccontati dai nostri disegni, dalle storie raccolte, dai laboratori e dalla cantastoriessa. In basso la tavola manifesto realizzata a quattro mani con Marina ed esposta durante la mostra del Komikazen Festival di quest'anno. Il progetto è sempre in progress e alla ricerca di nuove mete.
giovedì 7 novembre 2013
Alberico - Il book trailer e un'intervista a cura di Giada Peterle
Rocco Lombardi torna a pubblicare con Giuda Edizioni. Nel 2011 usciva infatti “Campana”, biografia del poeta oscuro Dino Campana scritta e disegnata insieme a Simone Lucciola, un'opera complessa e completa anche dal punto di vista della ricerca filologica svolta dagli autori prima della stesura, capace di riprodurre nello stile e nell'alternanza dei tratti dei due autori l'oscillazione psicologica che caratterizzò il genio del poeta e il destino dell'uomo Campana, e di cui potete leggere una recensione e un'intervista a 3 voci, condotte sempre dalla sottoscritta.Rocco Lombardi torna però da solo nel 2013 pubblicando “Alberico”, un nuovo fumetto il cui valore è stato premiato con il prestigioso Premio Boscarato 2013 al TCBF. La ricerca stilistica inesauribile, l'originalità del tratto e del soggetto, il coraggio di alcune scelte stilistiche che contribuiscono a fare di “Alberico” un fumetto atipico, vicino al linguaggio mitologico e senza tempo della favola archetipica, sono solo alcuni degli spunti da cui nasce questa chiacchierata. Lasciamo allora che Rocco ci racconti anche di tutto quello che di “vero”, di “reale” si cela dietro al suo personaggio, così come accade per la nascita di ogni mito.
Ci sono molte scelte che rendono “Alberico” un fumetto atipico, un'opera unica nel suo genere. Comincerei dalle immagini dalla tecnica con cui hai realizzato le tavole, scegliendo un procedimento che sembra ribaltare i canoni, partendo invece che dalla pagina bianca da tavole completamente ricoperte dal colore nero. Innanzitutto come sei arrivato a scegliere e prediligere questa tecnica, attraverso quali sperimentazioni artistiche?
Da quando disegno ho avuto il pallino di provare le tecniche più disparate, nell'illusione che la tecnica potesse determinare la qualità del risultato. Imparare a disegnare non può non essere alla base, la tecnica si apprende parallelamente. Quando qualche anno fa con Simone Lucciola abbiamo messo in cantiere “Campana” ho sentito che avrei dovuto tirare fuori il disegno dal nero, ed allora ho provato vari supporti che si potessero impregnare e allo stesso tempo raschiare con immediatezza. Le prime tavole erano degli acetati stampati con la stampante a getto d'inchiostro, ma ben presto chi mi faceva queste stampe non ha voluto più saperne, allora ho provato lo scratchboard: poco reperibile, molto costoso e finiva rovinato in breve. Allora ho cominciato a fare da me i supporti: acetato, nero acrilico e giù di taglierino per disegnare.
Partendo, come dicevamo, da una tavola completamente nera è come se invece di iniziare dal “vuoto” di un foglio bianco che pian piano si riempie con i segni tracciati dalla china, tu partissi invece da una tavola in cui “c'è già tutto”, in cui i segni invece di disegnare scavano in questo tutto per estrarre la storia che in quel momento vuoi raccontare, incidendo là dove possono emergere i tratti che meglio possono raccontarla, come un demiurgo che modella una materia già esistente. Oltre alla carica espressiva che l'incisione dà, cosa significa per te cominciare dal “tutto pieno” del nero invece che dalla pagina bianca?
Con il tempo ho capito che questa tecnica è collegata a una vera e propria ricerca della luce. Mi spiego meglio: tendenzialmente sono uno che vede tutto nero. Ed è quindi da lì che devo partire: raschiare, togliere, trovare la luce. La materia base è nera e devo lottarci per trovare un equilibrio.
Queste tue scelte hanno trovato di recente, come dicevamo nell'introduzione, un riconoscimento importante al Treviso Comic Book Festival, dove ti è stato conferito il Premio Boscarato 2013 come “Miglior Disegnatore Italiano”. L'originalità delle tue tavole non sta infatti soltanto nella tecnica con cui le realizzi, ma anche nella grande potenza espressiva, nella tua capacità di creare con pochi elementi un'intera ambientazione, ma anche l'atmosfera che la caratterizza. Paradossalmente la potenza del tuo segno sta anche in ciò che esso evoca, oltre che in quello che raffigura. Cosa ne pensi? Credi sia questa, tra le altre, una delle caratteristiche che ti hanno portato a vincere questo premio, o c'è qualcos'altro che secondo te andrebbe messo in primo piano?
Credo che la qualità del mio segno evochi una forte manualità collegata al nostro istinto di fare, di essere al mondo come creature pratiche, che devono usare le mani. I miei disegni a tratti ricordano le xilografie, una tecnica che richiede molto lavoro su una materia viva: il legno.
Hai opposto in “Alberico” due immagini simboliche molto forti: da un lato quella della città, da sempre allegoria dell'uomo e del suo progredire tecnico, così come dei suoi vizi ed eccessi (e non serve a questo proposito citare alcun riferimento tanti sono quelli che s'accavallano, lungo la storia di questa parola, dalle origini dell'uomo ai giorni nostri); dall'altro la quercia, forza naturale secolare che resiste immobile ed assiste inerte agli stravolgimenti che la circondano.
Si canta così la lotta atavica tra uomo e natura attraverso i simboli. Può quindi anche un'immagine, attraverso il simbolo, diventare mito, nel senso di racconto archetipico? E se è proprio questo che ricercavi, cosa può dire di più un mito per immagini di uno a parole?
Le immagini più che le parole attraversano il tempo. Le testimonianze disegnate lasciate sulle pareti rocciose dagli uomini e le donne dell'età della pietra mantengono intatta la loro urgenza comunicativa. Il fumetto ha elaborato in poco più di cento anni un linguaggio che potrà essere comprensibile ancora tra qualche migliaio di anni, ammesso che restino un'umanità e un ambiente che possa ospitare dei segni. Questi segni faranno tranquillamente a meno delle parole. I miei ultrapronipoti potranno leggere ancora “Alberico”, magari ancora su carta o su qualche altra superficie più durevole che mi preoccuperò di sperimentare.
Questo ci ricollega all'altra scelta forte che hai abbracciato in “Alberico”, quella di raccontare tutto in un fumetto privo di parole, in cui le immagini, siano esse a tutta pagina o strutturate nelle più classiche sequenze a quattro vignette tipiche del fumetto, sono le uniche protagoniste della narrazione.
Se “Alberico” cela, abbiamo detto, un tema antico come l'umanità, la scelta di lasciare senza parole il racconto serve allora a far sì che il suo linguaggio sia ancora più universale? Perché una storia che non ha tempo, quella della lotta tra uomo e natura, resti anche senza luogo geografico, valicando i confini posti dalla lingua per arrivare diretta, con la forza delle immagini, ovunque, senza bisogno di essere tradotta?
Credo che sia puro istinto comunicare disegnando, la scrittura comporta ben altre complicazioni. Alberico in prima stesura conteneva un testo e doveva essere destinato ad un pubblico di bambini e adolescenti, c'erano anche i colori e nessun graffio. Un editore giudicò le immagini troppo oscure per il pubblico a cui dovevano essere destinate. Infine Alberico è stato pubblicato in bianco e nero e senza parole e con mia grande sorpresa sembra affascinare anche i più piccoli.
In un'atmosfera che lascia intendere la tragedia che come una nube lentamente sta arrivando a divorare la nostra civiltà al suono dei tamburi di Alberico, la visione cupa della città, presagio dell'apocalisse imminente, si contrappone però alla luminosità della quercia. Quella stessa quercia, sfruttata, divorata dalla speculazione edilizia, dalle gru che si stagliano tra i suoi rami come nuove bestie d'acciaio senz'anima, venute a riempire i vuoti lasciati dagli animali in fuga, a un certo punto crolla. Eppure il tuo racconto lascia aperta la speranza, nuove querce nascono dalle ceneri, trasformando quello che fino a quel momento pareva un lungo monito in una speranza.
In questo delicato equilibrio, tra apocalisse e rinascita, qual è secondo te l'elemento dominante, nella storia di Alberico, ma anche nella nostra stessa contemporaneità?
Il personaggio Alberico è un bambino, il piccolo custode di un'immensa creatura vegetale, è in collegamento con gli elementi, con tutta la fauna che è costretta ad abbandonare l'unico luogo risparmiato dalla città-pianeta. Il suo tambureggiare, simulacro del picchettare del picchio di cui imita le sembianze, è un monito limpido e costante alla sorda città che lambisce l'albero: un solo grande totem superstite della natura selvatica, assediata e sopraffatta da un istinto di sopravvivenza che ha reciso ogni legame con la terra. L'albero, architrave necessario del nostro stesso dna.
“Alberico” ha la natura di una favola archetipica che permette a ognuno di noi di ritrovarsi in qualche modo nelle maglie del suo racconto, abbastanza ampie perché ogni singolarità ritrovi in essa ciò che ha in sé di universale. La dedica in esergo lascia intuire che anche tra te ed Alberico, in fondo, ci sia qualcosa in comune, una connessione forte.
Ti chiederei allora che cosa c'è di “vero” in questo racconto per immagini, che cosa dell'attualità può averti ispirato, se ci sono fatti della storia recente che tenevi nella mente e che si rispecchiano nelle tavole di “Alberico”, così come se ci sono storie a cui hai assistito che ritornano nella lotta del protagonista?
La grande quercia citata nelle parole che aprono il libro l'ho arrampicata quando avevo circa dieci anni. Volevo costruirci sopra una stazione radio. Di lì a poco i lavori di scavo per la costruzione di una casa compromisero le sue radici e la sua stabilità, il suo tronco fu sezionato in tanti grandi dischi che alimentarono un camino per anni. Nel frattempo tante beghe impedirono di ultimare la costruzione della casa ed un'altra costruita lì di fianco cominciò a fessurarsi diventando inagibile. Non ho mai pensato che si trattasse di una maledizione, ma non ho mai smesso di mettere in relazione le due cose. Per inciso queste case appartengono alla mia famiglia.
Il messaggio di quest'opera non sembra potersi quindi esaurire nelle pagine del fumetto, ma pare proiettarsi verso l'esterno. È giusto pensare che nasca da un'urgenza che senti come autore, urgenza espressiva e narrativa quindi, ma anche e soprattutto come uomo, quindi anche politica e sociale in un certo qual modo?
Sicuramente. Da anni la mia attenzione ricade sul rapporto tra l'umanità e il pianeta, le ricadute della tecnologia sulla nostra vita e la nostra coscienza, l'allontanamento dal nostro corpo, l'opacizzarsi dei nostri sensi. Mi chiedo se tutto sia una conseguenza “naturale” dell'evoluzione o se abbiamo imboccato un vicolo cieco. Abbiamo paura di cambiare, di essere meno umani e diventare qualcos'altro o l'istinto ancestrale ancora sensibile che ci collega alla terra rimane un punto di riferimento fondamentale? La quercia tagliata di cui parlavo prima mi dice ora a distanza di anni che si poteva fare qualcosa di diverso all'epoca e che è necessario farlo ora.
E parlando di fumetto che esce dai propri confini per incontrare la realtà, tu sei stato poco fa tra i 99 autori ospiti al Komikazen 2013, uno dei pochi festival che a livello internazionale siano completamente dedicati al “fumetto di realtà”. Questo lascia sicuramente intendere il tuo rapporto con l'arte sequenziale, ma sarebbe bello cogliere l'occasione di questa intervista per parlarne un po' insieme.
Partendo sempre da “Alberico”, come racconto in cui il fumetto si fa linguaggio universale, perché arriva a tutti, ma anche perché parla di un tema che a tutti appartiene, vorrei parlare con te di che cosa c'è appunto di universale e di accessibile nel fumetto, di che cosa secondo te, come autore e come lettore, lo rende un linguaggio unico, dotato di un potere espressivo proprio e originale per poi sapere se secondo te questo gli permette di “combattere”, come Alberico, lotte non ancora combattute, di percorrere vie ancora poco calcate.
Il Komikazen di quest'anno ha sottolineato con un'azione performativa la difficile situazione di chi opera nel fumetto, situazione che aldilà del momento di crisi ha radici in momenti meno difficili di questo. Delle potenzialità del fumetto e di quello senza parole ne abbiamo già parlato più sopra, rispetto alle sue possibilità di combattere posso dire che grazie a delle esperienze recenti sono molto ottimista. L'esperienza di cui parlo è quella di “Nomadisegni”, progetto che conMarina Girardi abbiamo costruito in questi ultimi due anni. Nei nostri viaggi attraverso l'Italia minore, quella dei paesi, delle periferie sperdute, realizziamo laboratori di disegno e fumetto con chi vive in questi luoghi e chi si trova di passaggio. Spingiamo a raccontare il paesaggio, i luoghi, chi li anima, la loro storia: i risultati sono sempre sorprendenti, sia quando lavoriamo con gli adulti che con i bambini. Di ritorno queste storie finiscono nei nostri lavori, sia che si tratti di disegni, piccoli reportage, immagini suggestive ispirate ai luoghi e spesso anche canzoni che scrive Marina. Quello che ne sta venendo fuori è una mappa di persone e situazioni che vivono una resistenza quotidiana a ritmi e trasformazioni programmati dai centri di produzione.
L'autore non svela i suoi segreti e non spiega la sua opera, per cui non ti chiederò certo il significato simbolico della maschera che fai indossare al tuo protagonista. Leggendo il tuo fumetto, però, conoscendo di Alberico solo la maschera, ho pensato al fatto che fosse così più facile ritrovarsi dietro di essa. Se avessi deciso di tracciare le linee del suo volto il tuo eroe sarebbe, inevitabilmente, diventato una “persona”, allontanandosi dall'universalità che rende forte la sua storia. Mi chiedevo allora se l'ultima immagine con cui hai scelto di chiudere il tuo racconto, quella della maschera appesa ad un ramo con dei piccoli germogli già pronti a sbocciare, non sia forse un invito al lettore, una possibilità che tu gli mostri, una strada aperta perché chi legge, chiudendo il volume, si senta libero di indossare egli stesso quella maschera, ritrovandosi in Alberico.
Non c'è nessun segreto da tenere nascosto. Alberico indossa la maschera di un picchio nero, uccello che popola le grandi foreste selvagge. Il nome stesso del Picchio proviene da una leggenda che vede l'antico Re del Lazio Pico trasformato in uccello dalla maga Circe. Presso gli antichi popoli laziali l'intenso suono prodotto dal picchio mentre picchia sull'albero era ritenuto un segnale da interpretare. La maschera da indossare per identificarsi con il personaggio è sicuramente una lettura interessante, possiamo farlo per ri-sentirci custodi e parte stessa dello spirito selvatico che ci lega ancora alla terra che ci ha generato e che dobbiamo preservare.
L'intervista è stata pubblicata QUI.
Grazie a Giada Peterle e a Claudio Calia.
mercoledì 27 marzo 2013
lunedì 25 marzo 2013
Sostiene Sankara - il progetto il blog la mostra e il mio lavoro
E' online il blog del progetto SostieneSankara mentre la mostra approda in altri luoghi. Intanto continuano le operazioni per cercare di stampare il volume e nel frattempo posso mostrare la storia che ho realizzato io, eccola:
venerdì 19 ottobre 2012
Giuda - volume 4
Prosegue l'avventura della rivista GIUDA, ecco il quarto volume...
GIUDA Vol. IV
AA.VV.
A cura di Gianluca Costantini
Disegnatori: Armin Barducci, Mara Cerri, Gianluca Costantini, Darkam, Ciro Fanelli, Magda Guidi, Rocco Lombardi, Angelo Mennillo, Nicolò Pellizzon, Alice Socal, Liliana Salone.
Cartografia e parole: Marco Lobietti
DA ALIGHIERO BOETTI AL MULLAH OMAR, ATTRAVERSO LA STRETTA GOLA DEL KHYBER PASS. IL RACCONTO DEGLI AUTORI/DISEGNATORI DI G.I.U.D.A. ATTRAVERSA L’ ANTICO PASSO MAI COMPLETAMENTE PACIFICATO SUL CONFINE CHE TAGLIA IN DUE LA TERRA DEI PASHTUN
Per attraversare la Linea Durand – così è chiamato il confine tra Afghanistan e Pakistan – occorre percorrere la stretta gola del Khyber Pass. È un antico passo disputato, conteso, mai completamente in pace, incorporato in imperi e stati e sempre sfuggito al controllo anche delle massime potenze. Itinerario imprescindibile degli eserciti alla conquista dei tesori dell’Hindustan, cerniera tra le civiltà euro-asiatiche e quella indiana, il Khyber Pass è la via che unisce e divide Kabul e Peshawar. Per raccontarne la storia secolare, i disegnatori e autori di G.I.U.D.A. scelgono di farsi accompagnare lungo la via daAlighiero Boetti, l’artista italiano le cui mappe in forma di arazzo, oggi esposte nei maggiori musei del mondo, furono realizzate dalle ricamatrici diKabul. Nei giorni immediatamente successivi all’invasione sovietica dell’Afghanistan, Alighiero Boetti è costretto ad abbandonare la capitale afghana per trasferire la produzione degli arazzi oltre confine. Inizia quindi un viaggio durante il quale Boetti non potrà fare a meno di confrontarsi con quel paesaggio aspro e livido che è stato testimone silenzioso della vita di guerrieri, traditori, poeti, di antichi e nuovi profeti. Gli uomini delle tribù patane del Khyber Pass controllano dalle alture il passaggio della lunga colonna di profughi. I fucili non servono solo a fare scena.
Completano il quarto volume, “Antoine Doinel”, l’omaggio alla celebre sequenza finale de I 400 Colpi di Francois Truffaut disegnato da Mara Cerri eMagda Guidi e il quarto episodio di “Ernesto”, storia allegorica senza lieto fine disegnata da Ciro Fanelli. Concludono il volume il nuovo capitolo di“Piccola Gerusalemme”, storia disegnata da Angelo Mennillo su sceneggiatura di Elettra Stamboulis, dedicato alla città di Salonicco, terra di incontri e scontri tra l’oriente e l’occidente, e “Iz Catalog Ex Area” la galleria delle illustrazioni a matita di Liliana Salone, magnifici rebus disegnati da un’immaginazione labirintica.
Completano il quarto volume, “Antoine Doinel”, l’omaggio alla celebre sequenza finale de I 400 Colpi di Francois Truffaut disegnato da Mara Cerri eMagda Guidi e il quarto episodio di “Ernesto”, storia allegorica senza lieto fine disegnata da Ciro Fanelli. Concludono il volume il nuovo capitolo di“Piccola Gerusalemme”, storia disegnata da Angelo Mennillo su sceneggiatura di Elettra Stamboulis, dedicato alla città di Salonicco, terra di incontri e scontri tra l’oriente e l’occidente, e “Iz Catalog Ex Area” la galleria delle illustrazioni a matita di Liliana Salone, magnifici rebus disegnati da un’immaginazione labirintica.
OTTOBRE 2012
Formato: 20×26
Pagine: 64
Prezzo: 10 euro
mercoledì 17 ottobre 2012
Sostiene Sankara
Thomas Sankara era un militare, è stato presidente del Burkina Faso per quattro anni, periodo in cui ha portato avanti un programma radicale di trasformazione del suo paese. Teneva ben poco per sè e per la sua classe dirigente e chiese non pochi sacrifici al suo popolo, in compenso arrivò l'acqua in quasi tutto il paese e così le scuole e una linea ferroviaria. Durò ben poco il suo governo e finì il giorno della sua uccisione. Thomas Sankara era un militare ed io credo poco in uomini che fanno questa scelta: leggendo i suoi discorsi ho scoperto l'incredibile eccezione che ha rappresentato e in una breve storia di quattro tavole ho fissato uno dei punti più critici che affliggono l'Africa da tempo. Eccovi un'anteprima:
Per chi è in Sardegna da Sabato 19 potrà vedere il resto della storia insieme a quelle degli altri autori coinvolti. Eccovi il progetto curato da Marianna Fazi e Kanjano per l'associazione Amanda all'interno del Festival Alig'Art:
La mostra nella mostra Sostiene Sankara, anche quest’anno curata da AMANDA (associazione culturale presente sul territorio nazionale che si occupa di arte contemporanea insistendo sulla sua funzione sociale) in collaborazione con Kanjano, sarà ospitata presso il Centro Comunale Il Ghetto di Cagliari in occasione di Alig’art alla Maniera di Sankara, in programma dal 19 al 28 Ottobre 2012.
Il progetto Sostiene Sankara vuole raccontare a trent’anni dalla scintilla rivoluzionaria, la storia del presidente Burkinabè attraverso il linguaggio immediato del fumetto e dell’illustrazione.
Le sue idee sono materia viva, il migliore degli inchiostri per disegnare storie nuove, attuali, rivelatrici.
A livello esistenziale, il presidente povero, rivoluzionario e femminista ci ha lasciato traiettorie precise ed indicazioni da seguire quotidianamente ma a livello narrativo, le sue idee sono state d’ispirazione per artisti, fumettisti ed illustratori.
Gli autori coinvolti in Sostiene Sankara sono: Aka B, Roberto Biadi, Mauro Biani, Maurizio Boscarol, Toni Bruno, Fabrizio Des Dorides e Andrea Chronopoulos, Christian Ghisellini, Kanjano, Collettivo Latrones, Rocco Lombardi, Simone Lucciola, Vito Manolo Romano e Daniele Serra, fresco vincitore del British Fantasy Award.
Tutti i fumettisti, artisti, illustratori che si sono cimentati con tematiche importanti, hanno realizzato brevi storie a fumetti, ciascuna ispirata (ed intitolata) ad uno dei capisaldi del Sankara-pensiero. Il piccolo consesso di ordinari storyteller si vuol fare custode di questi germogli di pensiero, con la consapevolezza che la sola volontà di farli germinare ha permesso ad un popolo debole e vessato di intravedere la luce di una felicità rivoluzionaria.
martedì 22 novembre 2011
isolare Milwaukee
Ecco la presentazione dell'albo:
CHUCK, IL PERSONAGGIO BANDITO DAL TELEFILM HAPPY DAYS, TORNA E, DALLE PAGINE DI G.I.U.D.A., DIRIGE E ISPIRA UNA SERIE DI NUOVI EPISODI, AMBIENTATI IN UNA MILWAUKEE CHE DA STERILE SET TV, APPARE ORA COME LA CITTÀ DELLA FRAGILITÀ E DEL DISINCANTO.
L’ombra di Chuck Cunningham torna e reclama vendetta sulle pagine del terzo volume di G.I.U.D.A. Ispirati dagli eroi di quella apparentemente innocua mitologia catodica che è Happy Days, i disegnatori di G.I.U.D.A. compongono un mosaico di brevi narrazioni illustrate, dal titolo “Milwaukee mi ha rubato”, che smascherano e svelano i tratti nascosti dei protagonisti. Eliminata l’aura sterile della finzione televisiva, i nuovi interpreti della serie tv non vivono più la spensierata quotidianità dell’easy-life americana, ma appaiono come attori di seconda fila, malinconici e crudeli. Spettatori del destino cui vanno incontro Fonzie, Richie, Potsy, Ralph e tutti gli altri sono due indigeni americani, padre e figlio, eredi della cultura primigenia dell’America, che in un dialogo da teatro dell’assurdo, tra battute sospese e piccoli conflitti domestici, sembrano essere gli unici in grado di poter afferrare il senso della realtà: “Tante cose sembrano non esistere. Ma invece esci, e te le incontri. E ti cambiano la vita”, conclude uno dei personaggi.
Completano il volume le incisioni dal forte accento simbolista dell’artista belga Frederic Coche; la terza parte di “Ernesto” storia visionaria disegnata da Ciro Fanelli e il nuovo capitolo di “Piccola Gerusalemme” disegnata da Angelo Mennillo su sceneggiatura di Elettra Stamboulis. Chiude Tracciamenti con la serie di illustrazioni “work-in-fabric”.
giovedì 17 novembre 2011
Komikazen 2011, lavorando con i marmocchi...
e tra le lande delle valli Comacchiesi dove i tortelli hanno il loro perchè:
venerdì 21 ottobre 2011
Campana, l'anteprima a sfoglie...
di Simone Lucciola, Rocco Lombardi e Dino Campana, 2011 Giuda Edizioni 64 pag, formato 17 x 24 cm copyright © 2011 Simone Lucciola e Rocco Lombardi copyright per l’edizione italiana © 2011 GIUDA edizioni ISBN: 978-88-905765-7-7
mercoledì 19 ottobre 2011
Campana...
Copie e incollo dal blog di Simone Lucciola il resoconto della genesi del nostro lavoro su Dino Campana. Qui sotto una delle mie tavole in anteprima:
Un lavoro che ci ha impegnato un tantinello, insomma, e che cerca di interpretare al meglio le suggestioni dei testi poetici campaniani (molte le incursioni nel territorio dell'arte, toscana in particolare, e nei paesaggi di Marradi, dove Rocco è andato appositamente in pellegrinaggio mentre il sottoscritto elaborava scartafacci d'epoca). Vi allego qui la nuova copertina (sul cui sfondo riconoscerete una versione psichedelica degli Uffizi) e un paio di tavole, consequenziali, scelte tra quelle che nella prima versione non c'erano.
martedì 18 ottobre 2011
Lavorare lavorare lavorare, preferisco il rumore del mare...

Campana. Dino Campana. Poeta.
I suoi versi, le sue lettere, i suoi deliri, la sua vita.
Il suo sguardo tra le montagne, i suoi sensi nelle strade.
Un fiume in piena, un alluvione, acque che poi si ritirano...
Così esce Dino dalle nostre pagine: ora stilizzato da Simone, ora inciso da me.
Non un'apologia, non un omaggio: un flusso da cavalcare.
E' in stampa in questi giorni e sarà disponibile durante Lucca Comics dal 28 Ottobre al primo Novembre, per poi approdare nelle librerie. Tutto questo grazie a Giuda Edizioni ,che in quei giorni presenterà anche il nuovo numero di Giuda (il terzo), "Macchina Suprema" e le altre pubblicazioni uscite in questi mesi.
Per ora vi basti questo, a presto per anteprime e nuove...
martedì 6 settembre 2011
Settembre e l'inverno che fu...
Svegliarsi con l'estate che sembra sepolta, sentire i suoi grumi rimasti nelle stanze. La pioggia. Riorganizzare quello che è scorso in giugno, luglio ed agosto. Il blog rimasto asciutto per lungo tempo mentre scampavo all'afa che una volta era quasi benvenuta. I luoghi diversi e nuovi si susseguono e a volte non fanno in tempo a lasciare segno tra i segni. Il nuovo autunno ricomincia tra breve, è tempo di rintracciare il percorso per ricominciare... Qui di seguito la recensione a fumetti fatta per Lospaziobianco, rimasta online nel deserto di Agosto... a seguire i pochi segni lasciati quest'estate mentre s'andava di corsa, mentre quando ci si fermava si pensava ad altro che non fosse disegnare...
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